NEPAL – Il fascino dell’Himalaya

“Il racconto di Tiziano Vanzetta … viaggio in Nepal con Mirco Valler” …


A dare la miccia al nostro viaggio è stata la voglia di visitare ed esplorare i luoghi incantati che così tante volte leggevamo sui libri di montagna, raccontati dalle grandi gesta dei migliori alpinisti al mondo.

Il nostro viaggio non è stato tanto il volere andare a “conquistare” una cima, ma soprattutto visitare e conoscere questi luoghi, le usanze del popolo che li abitano e le differenti culture presenti. La scalata della montagna Island Peak (vetta di 6.189m situata a fianco della immensa parete sud del Lhotse 8.516m) è stata poi la ciliegina sulla torta che non potevamo fare a meno di mettere in programma.

In questa piccola ma bellissima parte di mondo, che è il Nepal, sono moltissimi i trekker e gli alpinisti che, attratti dalla voglia di vedere le montagne più alte al mondo, fanno km su km a piedi su sentieri a volte molto impervi per arrivare a poter vedere con i propri occhi il Tetto del Mondo. Il 90% di questi si appoggiano ad agenzie che organizzano tutto, dal trasposto dei bagagli con i portatori alla sistemazione nei vari Lodge nei paesini che si incontrano qua e là lungo la via.

Noi per mantenere fede allo spirito di avventura di cui abbiamo bisogno, abbiamo deciso di arrangiarci con tutto, trasportando tutto il materiale necessario sulle nostre spalle. Avevamo dunque ogni giorno il nostro fidato zaino di 20/22 kg sulle spalle.

Dopo alcuni problemi iniziali avuti con l’ottenimento dei permessi per la scalata della cima, obbligatori qui in Nepal, e il volo cancellato per il maltempo; da Kathmandu, caotica capitale nepalese, abbiamo preso un piccolo e traballante aereo interno che ci ha portato al piccolo villaggio di Lukla a 2.850m di altitudine, atterrando in uno dei più pericolosi aeroporti del mondo. La piccola pista di atterraggio posta in cima a una scarpata e il meteo molto mutevole rende questo aeroporto famoso per i frequenti incidenti in fase di atterraggio.

Qui abbiamo iniziato il percorso di avvicinamento e acclimatamento alle grandi quote. Avanzando su sentieri impervi, passando tra paesini dove l’unico mezzo di trasporto sono le proprie gambe o i forti e massicci Yak, preziosi animali utilizzati per il trasposto di cibo e bevande nei paesi di alta quota, per la loro lana, ed addirittura per i loro escrementi che essiccati al sole, vengono utilizzati come combustibile nelle stufe al posto della legna, che a queste quote non esiste.

Mano a mano che salivamo di quota il paesaggio continuava a cambiare, dalle pinete e i boschi di latifoglie di Lukla, alle piante di rododendri di Namche Bazar per poi finire con le steppe e le morene glaciali che dai 4.200/4.500 m non consentono la vita alle piante di alto fusto.

Nella regione del Parco nazionale dell’Everest la popolazione è in gran parte Buddista, sono perciò presenti lungo tutto il cammino gli Stupa (monumenti spirituali buddhisti) e i “mulini di preghiera” da far ruotare sempre in senso orario come portafortuna.

Lungo il cammino numerosi erano i bambini che giocavano scalzi e tutti sporchi, sempre felici e con degli sguardi che ci mettevano gioia.

Le giornate passano in fretta in Himalaya, dopo la nostra camminata di 10 /12 km al giorno e con sempre il nostro amico zaino a farci compagnia arrivavamo nel pomeriggio al primo villaggio disponibile e lì, per poche Rupie (moneta nepalese) gli abitanti ci offrivano una piccola stanza dove poter dormire, ci cucinavano le loro specialità (soprattutto riso, patate, uova, momo, ma anche pasta e molto molto thè) e ci scaldavano un po’ le ossa con la stufa alimentata a cacca di Yak. Stupendo!

Prima di raggiungere la vetta dell’Island Peak, abbiamo ideato un percorso che ci permettesse di acclimatarci adeguatamente e anche di vedere più posti e panorami possibili, da Namche Bazar ci siamo quindi diretti nella valle che porta al Cho Oyu (8201m) arrivando fino all’abitato di Gokyo (4.750m). Paesino incantevole situato sulle sponde del più grande lago glaciale della zona. Da lì siamo saliti al Gokyo Ri, una “collina” di 5.400m che ci ha dato modo di ammirare un panorama a 360° che lascia senza fiato. Cho Oyu, Pumori, Everest, Lhotse, Nuptse, Makalu, Island Peak, Cholatse, Ama Dablam sono solo alcune delle stupende montagne che si possono ammirare da qui, e sotto di noi il bellissimo laghetto verde smeraldo.

Ci siamo diretti poi verso la valle dell’Everest, valicando il Cho La Pass (un passo a 5.400m).

Sono per me indescrivibili le emozioni che regalano questi luoghi, montagne giganti, ghiacciai enormi solcati da crepacci e seracchi che non hanno eguali, il tutto sovrastato da un cielo azzurro limpidissimo.

Dopo essere passati per i piccoli villaggi di Lobuche e Gorak Sheep (ultimo posto abitato prima di arrivare al campo base dell’Everest), siamo saliti al Kala Pattar 5.640m, una “collina” dalla quale si ha una incredibile vista frontale sulla cosiddetta “Khumbu Icefall”, il ghiacciaio ai piedi dell’Everest dove molti alpinisti e sherpa hanno perso la vita per il continuo spostamento dei seracchi.

Il Tetto del mondo, con accanto Lhotse e Nuptse visto da qui incute ancora più timore. Questa enorme piramide nera che si staglia nel cielo è per molti alpinisti una sorta di ossessione.

Per poter raggiungere la vetta dell’Island Peak abbiamo dovuto valicare un altro passo, il Kongma La Pass a 5.500m, anche qui i panorami sono eccezionali ed il periodo post monsonico ci regala giornate formidabili. Ci siamo quindi diretti fino al villaggio di Chukhung e da lì il giorno dopo fino al Campo Base dell’Island Peak. Siamo a 5.000m ma tutto il percorso che ci ha portato fino a qui ci ha fatto acclimatare adeguatamente e ci sentiamo molto bene entrambi. Siamo euforici per essere qui e non vediamo l’ora di partire per la vetta!

Ci attendono “solo” 1.300m circa di ascesa, che nelle nostre montagne siamo abituati a fare agevolmente, ma qui in Himalaya non sono da sottovalutare. Posti a noi ignoti, la quota, il freddo, il vento sono tutte variabili che possono giocare un ruolo importante sull’arrivo o meno in vetta.

Al campo base fa abbastanza freddo e appena il sole scompare la temperatura scende in picchiata, inoltre il vento è costante e molto fastidioso.

Ceniamo nella tenda mensa con 3 ragazzi australiani, anche loro domani vogliono salire la montagna, poi andiamo in tenda, l’ora di partenza programmata è la 1 di notte. Sarà una lunga notte, dal freddo Mirco trema e non riesce a prender sonno, cerchiamo di riscaldarci un po’ a vicenda ma non cambia molto, avremo dormito forse un’ora, poi arriva il momento di partire! Finalmente!

Iniziamo la salita prima su sentiero poi tra sassi e sfasciumi superando con alcuni passi atletici alcuni risalti di roccia, il freddo si fa sentire ma per fortuna siamo in costante movimento. Arrivati a circa 5.600m inizia la neve ed il ghiacciaio, calziamo i ramponi, ci leghiamo e dopo una boccata di thè caldo ripartiamo. Iniziano subito i crepacci e la via è ben segnata dalle corde fisse e dalle scale per poterli superare abbastanza agevolmente. Oltrepassato il “labirinto” il ghiacciaio spiana in un vasto plateau, da qui poi inizia il ripido canale ghiacciato che porta alla cresta finale. Mani e piedi sono quasi congelate ma finalmente inizia a far capolino un timido raggio di sole che ci riscalda almeno un po’.

Arrivati in cresta c’è un vento molto forte ma ormai è fatta, siamo in vetta all’Island Peak! siamo a 6.200m circa e siamo in estasi, ci abbracciamo e ci congratuliamo a vicenda, era da tempo che aspettavamo questo momento ed averlo finalmente raggiunto è una soddisfazione enorme. Il panorama da qui è incantevole, un 360° unico.

Il freddo intenso non ci permette di rimanere in vetta a lungo, scendiamo veloci ed a mezzogiorno siamo già al campo base. Sarà una giornata che rimarrà nei nostri cuori per molto tempo.

Abbiamo modo anche di conoscere e vivere alcuni momenti assieme agli Sherpa del villaggio di Chukhung, persone semplici che trovano nell’alpinismo il modo per poter sfamare le loro famiglie.

Le giornate seguenti sono di rientro verso valle, facciamo tappa al villaggio Tengboche dove c’è il più grande monastero buddista di questa zona e assistiamo ad una celebrazione, un’altra esperienza particolare da aggiungere al nostro bagaglio. Facciamo poi da spettatori ad uno spettacolare intervento di soccorso con l’elicottero sul Ama Dablam a circa 6.000m. Negli ultimi anni con l’introduzione dell’elisoccorso anche in Himalaya il soccorso agli alpinisti e trekker è molto agevolato ed ogni giorno si vedono elicotteri passare di continuo, soprattutto nella valle dell’Everest dove è presente la maggior parte dei trekker impreparati.

Ritorniamo dunque prima a Namche Bazar e poi a Lukla, in questi giorni assistiamo alla festività del Dashain una delle feste più importanti in Nepal, balli e canti animano tutte le stradine dei villaggi.

Il nostro tempo nel parco nazionale dell’Everest è ormai giunto al termine, prendiamo il piccolo aeroplano e facciamo rientro a Kathmandu, dove passiamo gli ultimi 2 giorni visitando alcuni dei numerosi monumenti di questa metropoli ricca di storia e diverse culture, si vedono ancora indelebili le cicatrici del terremoto di 2 anni fa, sono numerosi i templi distrutti ma riusciamo comunque a vedere quelli che hanno resistito: lo Swayambhunath, il Boudhanath, il Pashupatinath, la Durbar Square di Patan.

Rientriamo in Italia dopo circa 3 settimane nelle quali abbiamo conosciuto un pezzo meraviglioso di Mondo. Ci lasciamo alle spalle un enorme quantità di ricordi, immagini indelebili, sorrisi e facce degli abitanti di questi luoghi che con la loro semplicità e simpatia ti conquistano. Spero non sarà un addio ma un arrivederci.

Namaste!

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